Rosé o non rosé

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Brutissimo / Ca Salina

Mi chiama una mia amica americana:” Vorrei comprare quel prosecco rosé che abbiamo bevuto quel tal giorno. Ce l’hai nel tuo e-shop?”.

Prosecco rosé? Non mi risulta… però se dice che gliel’ho fatto provare io… Ci rifletto un attimo e mi illumino.

La mia amica era con me quando per caso ad una festa ci è stato servito un vino rosé, con bollicine, che ci è piaciuto molto. Ho inseguito il cameriere e appuntato il nome del misterioso vino in velocità su un tovagliolo e subito me ne sono dimenticata.

Ma gli amori spesso iniziano così, per caso, con un messaggio furtivo scritto su ritaglio improvvisato, quando meno ce lo si aspetta.

Quando la mia amica me lo ha ricordato, ho cercato nella mia memoria quel nome, che ricordavo appariva strano, e mi sono ricordata che da qualche parte, in qualche tasca doveva esserci il tovagliolo con quell’appunto. Niente. Sparito. Chissà cos’era quel vino rosa e delicatissimo dal nome misterioso.

Alcuni mesi dopo, di nuovo per caso, girando tra le colline di Valdobbiadene da un appuntamento ad un altro, decido di fermarmi in cima alla collina dove c’è una vista spettacolare sulla valle. Le strade in questa zona sono strette, senza corsia di emergenza, cosi entro nel parcheggio di una cantina. Beh, visto che sono qui, entro. Dato che non sono particolarmente timida, avendo mezz’ora di tempo per il mio prossimo appuntamento, mi presento. Un signore molto gentile mi accoglie, e lì sul bancone la vedo. Lei, la bottiglia rosa. Il vino dal misterioso nome scritto sul tovagliolo scomparso.

Il proprietario della cantina, il gentilissimo signor Bortolin è un po’ perplesso dal mio farfugliamento di me, la mia amica, quel vino, un tovagliolo, un incontro e la casualità della passione, ma come sempre da queste parti, molto gentilmente, propone che di assaggiarlo. Si chiama Brutissimo, produttore Ca Salina. È lui. L’ho trovato.

Questi sono i momenti in cui si dice #lovemyjob.

No, non è un prosecco rosé. Infatti per ora non esiste il prosecco rosé (a parte che nell’iperspazio delle truffe ai prodotti alimentari italiani in giro per il mondo).

È un Incrocio Manzoni, per la precisione il 13.0.25, Raboso Veronese e Moscato d’ Amburgo. Che nomi fantastici.  E ogni volta che incontro un Incrocio Manzoni so che il mio cuore batte. C’è sempre qualcosa di speciale in questi vini: difficili da ottenere, ma quando sono fatti con cura sono fantastici. Ed hanno una storia così affascinante, ogni volta che mi viene ri-raccontata mi affascina: questo professore che negli anni ’20, mentre il resto del mondo sta impazzendo, decide di inventare dei nuovi vitigni (www.confraternitadeglincrociomanzoni.it: si, esiste veramente questo sito!!). Tutti i suoi tentativi a noi sono giunti tutti questi vitigni che sembrano droidi di Star Wars: 6.0.13, 13.0.25, 2-15… mi piace solo anche l’idea!

Il Brutissimo è appunto, molto brut, secco, ma così fiorito. Di brutto non ha niente, ha un bel colore rosa ed un gusto delizioso. Un vino che si sposa benissimo con le cucine esotiche; ogni ristorante giapponese dovrebbe offrire questo vino, invece della solita birra.

Il produttore, il signor Bortolin, è un signore gentilissimo che ogni volta che incontro prende un quarto d’ora del suo tempo per chiacchierare con me; una fonte inesauribile di informazioni e spiega sempre qualcosa di interessante.

Ma soprattutto, si illumina in un gran sorriso quando gli dico che io sono una fan del suo Brutissimo, che è ottimo. Lui mi conferma che è un ottimo vino, ma che soffre della cattiva fama che hanno raccolto i rosé negli anni passati. Dunque il Brutissimo conquista estimatori solo quando lo assaggiano, perché va provato per credere e per poterlo capire. Ed ha un nome misterioso, ma fantastico.

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